mercoledì, novembre 04th, 2009 | Author: redazione

Quale conduzione nella chiesa ha previsto Dio nella Sua Parola? Le varie confessioni sono governate in varie forme, ma una sola – come vedremo - è quella che rispecchia lo spirito della Parola, ma una premessa è da fare prima di tutto:

La Chiesa di Cristo (intesa come corpo universale dei credenti), per quanto si possa richiamare alla Sacra Scrittura, è composta da persone, non da schiere di angeli che non peccarono!  Puoi trovarvi religiosi, emotivi, ipocriti, discepoli, ma sempre uomini. Il messaggio evangelico viene compromesso per la qualità morale di alcuni che anziché esserne proclamatori ne sono passivi e svogliati spettatori.

 

Personalmente amo studiare le confessioni di fede in quanto introdotto nello studio teologico da anni, ma le trovo pericolosissime perché tendono a stabilire nei cuori di molti cristiani dei “paletti” di fratellanza, stabilendo chi è fratello e sorella sulla base di comuni convinzioni, e vedendo nemici (spesso dove non ci sono) per divergenze dottrinali: si può essere in una assemblea dove tutti hanno sottoscritto una comune confessione di fede (= addottrinati) ma dove non vi è amore, ma è anche possibile che in una comunità locale i fratelli siano uniti nell’essenziale ossia la persona e l’opera di Gesù Cristo, e nelle divergenze esercitino la carità.

Ma tutto questo è umano, perché la chiesa è realtà umana sebbene figlia della Parola divina.

 

Ricordiamoci che è stata la religione ad aver crocifisso Gesù,lapidato Stefano e decapitato Paolo. Ma il Vangelo della Grazia del Cristo risorto distrugge la religione dell’uomo: ciò significa che in una chiesa non deve esserci un’atmosfera religiosa, ma di vita gioiosa, comunitaria di intima relazione con Gesù.

Un altro problema è la difficoltà da parte del pastore/anziano di  perdonare (o condurre la comunità verso il perdono): L’Evangelo muore dove c’è mancanza di perdono e sussiste il preconcetto verso il fratello o la sorella penitente: ecco perché il mondo evangelico italiano non progredisce ed è diviso. Molti cristiani dovrebbero ricordarsi che il “perdono” è un dono di Dio che devono applicare nelle loro vite ai propri nemici, e non una concessione secondo la propria carne. è triste, ed io lo provo in prima persona, essere emarginato perché non si è perdonato nonostante siano passati anni, si sia offerta riconciliazione. ecco perché io amo l’Evangelo ma non credo nella “religione evangelica: Riflettiamo bene: Se Dio avesse usato il nostro “parametro” per perdonare i nostri peccati come noi facciamo con le persone che sono peccatrici nella chiesa e che mostrano pentimento, ma che ci irritano, riportandoci alla mente tutto il danno causato, i ricordi dolorosi, e suscitando la diffidenza che stanno simulando, dobbiamo pensare che  la Chiesa è chiamata a raccogliere i figli di Dio.

Si ascrivono molti dei problemi delle chiese ai conduttori: essi ne sono la causa per come agiscono, oppure perché non sono presenti.

Troppo spesso sento dire: “Sono molto deluso della conduzione della mia comunità: uno dei problemi delle nostre chiese è il clericalismo!”

Questa frase esprime una grande verità ma con termine sbagliato, perché il clericalismo altro non è che “la politica ispirata agli interessi del clero e/o il tentativo di indebolire la laicità di uno Stato intervenendo nelle sue decisioni politiche”

Dovremmo parlare piuttosto di “titanismo”, ossia “l’atteggiamento dell’uomo che si ribella a Dio” (dai titani della mitologia greca che si opposero agli dei, uscendo però sconfitti) indicazione di tutti coloro che anziché sottomettersi alla Parola di Dio, ricorrono ad essa o alle filosofie umane per governare dispoticamente il gregge delle anime.

Bisogna comunque spendere qualche parola sul termine “clero” visto che è in uso nel nostro mondo evangelico.

Analizziamo questa parola: deriva dal latino “clerus”, e  sua volta dal greco kleros che significa “ciò che tocca a sorte, porzione ereditaria” e veniva usato per definire la classe sacerdotale. Pare che i primi cristiani chiamassero “kleros” i propri ministri eletti a sorte come i magistrati civili dell’antica Roma “kleroti” (per distinguerli da quelli che venivano eletti per suffragio: i “cheirotonèti”). 

Gesù ha istituito un clero? È la stessa domanda da porsi sarebbe se Egli abbia istituito una chiesa, fondato una religione, etc. e la risposta è NO!

Sappiamo che nel NT ci sono due concetti chiave: i doni e i ministeri, e senza di essi non v’è chiesa cristiana ma solo un gruppo o “club” di religiosi.

I doni sono per tutti i cristiani, mentre i secondi sono conseguenza dei primi (o almeno dovrebbe essere così: non è l’ufficio ecclesiastico che suscita il carisma) e riguardano solo coloro che hanno ricevuto la chiamata divina.

Sei chiamato ad esercitare il tuo dono, ed è dovere del conduttore della tua chiesa, di accompagnarti in tale cammino carismatico.

Il clero vuole che la comunità locale sia sterile di doni, affinché il ministero della Parola e del servizio siano prerogativa solo di pochi.

È da notare che  i ministri diventano clero nel sentito comune della gente quando vogliono prevaricare (“tu sei un laico, non puoi predicare né battezzare”) oppure presentandosi all’esterno (“siamo i ministri di culto”). Nel primo caso è grave, nel secondo è anche lecito.

Vi sono chiese dove vi è una vera e propria “latria” (adorazione) dei ministri: vengono definiti con grande solennità e rispetto, dandogli del “lei”, rivolgendosi ai loro segretari per prendere appuntamento con loro, giungendo a considerarli veri e propri “tramiti” tra la chiesa e Dio. Quando sento dire: “ecco il nostro apostolo/ devo chiedere al nostro vescovo/ chiediamo al profeta” un brivido scorre sulla mia schiena, perché io vorrei vedere intorno a me uomini (e donne, laddove esse sono ammesse, pur non condividendone biblicamente la prassi) quali serve, rinunciando a fregiarsi di titoli se non quello di “servi inutili”(Luca 17:10).

Lo spirito clericale muore dove emerge l’attitudine del servo, schiavo di Cristo.

(continua …)

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