sabato, novembre 14th, 2009 | Author: redazione

Gesù invitava a mantenere un atteggiamento di osservanza della Legge di Mosè, sotto ogni suo aspetto:
E, come egli entrava in un certo villaggio, gli vennero incontro dieci uomini lebbrosi, i quali si fermarono a distanza, e alzarono la voce, dicendo: «Maestro, Gesù, abbi pietà di noi». Ed egli, vedutili, disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E avvenne che, mentre se ne andavano, furono mondati”(Luca 17:12-14).

Quindi, per capire ulteriormente il senso del discorso del Cristo sulla decima, occorre leggere i primi versetti del capitolo ventitré, poiché esso spiega il contesto in cui ciò fu detto: “Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, dicendo: «Gli scribi, e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno”(Matteo 23:1-4).

Se Gesù avesse voluto agire da rivoluzionario, avrebbe insegnato che la legge mosaica era sbagliata e quindi dimostrato di essere il Messia? No di certo! Essendo Figlio di Dio doveva confermare la bontà dell’economia dell’antico patto, onde rendere comprensibile l’efficacia della Sua morte espiatrice, poiché essa è dovuta proprio alla Legge.

 

Torniamo alle implicazioni della decima oggi: sussiste un discorso di “benedizione e maledizione” relativo alle decime citando Malachia 3:9 e spesso ciò viene accompagnato da slogan come “semina in fede!”, “fai un versamento alla banca del Cielo!”(usato sopratutto per mantenere network televisivi evangelici e costosi ministeri di predicazione), ma nella Bibbia è la rinuncia a causa del Regno di ciò che si ha e non una sorta di investimento finanziario nella religione “evangelica” a garantirci la benedizione.

È vero che Paolo dice: “Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente”(2Corinzi 9:6) ma lo stava dicendo non perché si provvedesse alle sue necessità di ministro di Dio, ma per una colletta a favore dei santi (2Corinzi 9:1).

Semina per tuo fratello in difficoltà, vicino e lontano, perseguitato e solo, ma non per questo o quel ministero perché bisogna provvedere alle necessità di tutto il corpo di Cristo e non solo di alcuni eloquenti predicatori.

 

Analizziamo il brano di Malachia: il contesto è quello del quinto oracolo del profeta verso il popolo ebraico, a cui viene rivolta l’esortazione ad obbedire all’eterno, non prima di aver ricevuto l’accusa di disobbedienza manifestatasi nel furto delle decime ed offerte, senza le quali il ministero sacerdotale del Tempio veniva meno. Siccome il Tempio era la casa di Dio, il non provvedere al suo sostentamento equivaleva ad un furto nei confronti di Yhwh e ciò comportava la maledizione sulla nazione.

Comprendiamo bene quanto segue:

  1. Non abbiamo bisogno di un Tempio e di sacerdoti, poiché noi siamo il Tempio di Dio.
  2. La maledizione che si abbatteva sulla nazione è oggi arbitrariamente rivolta al singolo, ma seguendo una vacillante assonanza, potremmo dire che è tutta la chiesa ad essere maledetta se risulta infedele nel dare.

Ricorrere alle parole del profeta Malachia “terrorizzando” coloro che non restituiscono la decima mi sembra scorretto, quanto invece è opportuno invitare i cristiani a dare secondo l’esortazione di Paolo: “Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro”(2Corinzi 9:7).

 

Essendo contro ogni forma di denominazionalismo, credo che il contesto migliore dove voler donare liberamente la decima resti la chiesa locale e non il governo centrale della confessione religiosa, dove le finanze spesso servono per ingrassare piuttosto che per benedire.

 

Consideriamo un altro aspetto: è sbagliato applicare il principio che il pastore o il predicatore sia equiparato al Levita citando alcuni testi (Luca 10:7;1Corinzi 9:1-14;2Tessalonicesi 3:9), nei quali le istruzioni furono date rispettivamente ai Settanta e agli apostoli, poiché essi erano sì ministri itineranti ma l’invito al sostengo economico citando esempi dell’at si deve al fatto che i primi destinatari erano convertiti dal Giudaismo.

Non sono decimista, ma questo non fa di me un cristiano infedele. Se nella somma di denaro versato fosse possibile esprimere la propria santità, allora i poveri che non possono sarebbero grandi peccatori, mentre coloro che donano grandi cifre risulterebbero essere campioni di fede.

Ma non è così.

La decima è un modo di relazionarsi con Dio nell’ambito di un patto personale, che nasce dalla coscienza di chi ha fede e rispetto al Creatore della vita e di tutto ciò che riceviamo come sostentamento per essa; è un aspetto di una alleanza tra il singolo cristiano e Dio, che non deve essere imposto da nessuno. Se tu senti in coscienza di stipulare questo patto con Dio, restituendogli il 10% delle tue entrate, sarai benedetto per la fedeltà al tuo patto e non per questa percentuale che non ha nulla di magico secondo me.

Esistono decime sconsacrate, risultato di illeciti guadagni che però quando vengono accettate dai ministri non sono per questo automaticamente “accolte” da Dio.

Il principio del restituire parte delle proprie ricchezze a Dio è giusto, buono e santo, poiché nulla di quanto abbiamo – se ci reputiamo davvero cristiani – deve essere considerato come merito delle nostre capacità. Non importa quanto tu dai, l’importante è che sia dato col cuore e tale cifra sia accompagnata da un amore pratico. Chiaramente offerte volutamente irrisorie e provocatorie non solo offendono Dio ma mortificano anche la dignità della chiesa locale di cui fai parte.

La decima restituita non ti salva, non fa di te un discepolo. È un elemento dell’antico Testamento che sei libero di adottare, ma che nessuno deve applicare nella tua vita.

Se così venisse fatto, allora tutti gli aspetti della Legge mosaica andrebbero applicati, non solo questo finanziario e ciò comporterebbe la maledizione di cui parla l’Apostolo Paolo.

“Ma io dò la mia decima ai poveri, perché sono deluso dalle chiese”  questa scelta, appartenente nobile, è comunque sbagliata secondo me perché la decima di per sé stessa copriva una moltitudine di necessità, e non veniva mai data interamente agli indigenti. Decimare verso i bisognosi troppo spesso diventa un atto di protesta anziché di vera e propria carità, bisogna ricordarsi che non si danno le offerte ad una denominazione, ma a Dio che opera per mezzo del Suo spirito in essa.

La decima  – come qualsiasi offerta- non deve essere un arma di ricatto per nessuna delle due parti poiché ciò che abbiamo appartiene a Dio, noi stessi apparteniamo a Dio e non alla chiesa con la quale stiamo contendendo.

Nota storica: dopo la scomparsa degli Apostoli, la Chiesa antica era ancora critica verso l’uso di decimare: ““Mentre loro [i giudei] si abituarono a trattenere le decime delle loro proprietà come consacrate, gli altri [i cristiani] invece, che hanno raggiunto libertà, dedicano per l’uso del Signore tutte le cose che posseggono, offrendo gioiosa e liberamente in maggiore abbondanza, perché hanno una speranza più grande”(Ireneo di Lione); col tempo però venne elaborata una particolare teologia per l’economato cristiano: “l’insieme delle diverse contribuzioni [decime, primizie ed altre] dei fedeli per la chiesa, equivale generalmente a una terza parte della rendita di ogni cristiano. Dare la metà della rendita non sarebbe di più … però che dire di quelli che si rifiutano di dare la decima parte?”(Crisostomo).

Nel III secolo tale pratica era già in uso in tutte le comunità cristiane: “Metti da parte le offerte, le decime e le primizie per il Cristo, vero Sommo Sacerdote, e per i suoi ministri, [soprattutto] le decime saltuari”(Didascalia Apostolorum).

Solo nel 567 vi fu la raccomandazione vescovile di versare le decime per il sostentamento del clero: “Con insistenza esortiamo i fedeli affinché seguendo l’esempio di Abrahamo, non abbiamo riserve nel dare la decima parte di ciò che posseggono”.

Nel 585 venne stabilita la scomunica per coloro che non versano la decima alla Chiesa.

Oggi la maggioranza delle chiese evangeliche ha riscoperto la pratica della decima, con enfasi diversificata. Rimane sempre un elemento di stupore agli occhi della società civile vedere come mai si predichi la donazione del 10% delle entrate, ma sarebbe sufficiente ricordare che le nostre chiese non sono finanziate dallo Stato, e hanno bisogno di mantenersi da sole.

Sono sufficienti questi esempi per giustificare tale pratica? Pur essendo personalmente affascinato dal periodo Patristico e dalla Storia della Chiesa in generale, il mio unico riferimento rimane la Sacra Scrittura, perché immediatamente dopo la morte degli apostoli, la dottrina cristiana venne offuscata gradualmente da altri insegnamenti. Se dovessimo ricorrere, come protestanti, a ciò che accadde nei primi secoli della cristianità, troveremmo giustificazione al pari dei cattolici romani, poiché è proprio in tale periodo che si formò il sostrato teologico ed ecclesiale della moderna cristianità.

Concludendo, non sono contro l’uso della decima di per sé stesso, ma contro la mentalità che certe realtà protestanti e sette religiose  hanno sviluppato a riguardo.

(Continua …)

 

Categoria: Autori diversi
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