lunedì, novembre 16th, 2009 | Author: redazione

2. “Avete digiunato prima di prendere questa decisione importante?”

In certe chiese evangeliche viene rivolta questa domanda dinanzi ad una scelta di lavoro, sentimentale o di attività missionaria.

credo che in molti di coloro che praticano il digiuno ci sia confusione in merito.

Cosa significava tale atto nell’Antico Testamento?

Anzitutto, bisogna sapere che le religioni pagane consideravano il digiuno un mezzo di preparazione per far incontrare l’uomo con la divinità ed un mezzo di esorcismo e scongiuro contro le potenze malvagie.

L’ebreo aveva alcuni giorni specifici per digiunare: per esprimere penitenza nel Kippur/Giorno dell’espiazione (Levitico 16:29-31) e quattro volte l’anno per vari motivi inerenti la storia d’Israele, tra cui il ricordo della distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C. (Zaccaria 8:19).

L’ebreo digiunava per un lutto (1Samuele 31:13), giungendo anche a lacerarsi le vesti e a cospargersi il capo di cenere e polvere, senza pettinarsi e lavarsi; ma si asteneva dal cibo anche in caso di catastrofe nazionale (1Samuele 7:6) e alla vigilia di una impresa difficile (Giudici 20:26), come anche per implorare il perdono (1Re 21:27) o chiedere una guarigione (2Samuele 12:16).

Questi ultimi due aspetti del digiuno sono stati ripresi da alcuni predicatori, ma Gesù non ha mai detto che dobbiamo digiunare per chiedere perdono o guarigione, bensì esercitare fede.

Il fariseo della parabola di Gesù digiunava due volte (lunedì e giovedì).

Ma, soprattutto, il digiuno veniva praticato come momento di professione di fede nell’iddio d’Israele, fonte di ogni bene, quale atto per superare le prove alle quali era sottoposta la fede del giudeo e la sua fiducia in Yhwh: “Così Mosè rimase là con l’Eterno quaranta giorni e quaranta notti; non mangiò pane né bevve acqua. E l’Eterno scrisse sulle tavole le parole del patto, i dieci comandamenti” (Esodo 34:28) “ [Elia] si alzò, mangiò e bevve, poi, nella forza datagli da quel cibo, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Horeb” (1Re 19:8).

Il digiuno rappresentava la forma più immediata per manifestare la  coscienza del peccato, il dolore e il pentimento, la conversione e l’espiazione: “Così essi si radunarono a Mitspah, attinsero acqua e la versarono davanti all’eterno; quindi in quel giorno digiunarono e là dissero: «Abbiamo peccato contro l’Eterno». Samuele giudicò i figli d’Israele a Mitspah”(1Samuele 7:6).

Nei momenti di calamità, nei momenti decisivi dell’alleanza e in atti penitenziali, l’intera comunità era chiamata a praticare il digiuno (Gioele 2:12-18; Nehemia 8:13;9:2).

Il privarsi del cibo aveva un significato positivo: riconoscere i propri limiti umani e appellarsi a Dio, l’unico che può salvare; ma vi era anche un aspetto negativo del digiunare, poiché esso poteva diventare una mera pratica religiosa  producente l’auto compiacimento e la pretesa di rivendicare diritti di fronte a Dio.

Il brano chiave per comprendere il vero digiuno gradito a Dio si trova nel libro di Isaia: “Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?”(58:6-7).

E nel Nuovo Testamento?

Sappiamo di un solo digiuno compiuto dal Cristo, e risale al tempo della tentazione nel deserto (Matteo 4:1-4) ma non sembra certo che la sua fosse stata una scelta.

Ci sono evangelici convinti che il cristiano non debba più digiunare perché se il Maestro disse: “Possono gli amici dello sposo essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”(Matteo  9:15) e poiché Egli, dopo la Sua risurrezione, ha promesso di stare con loro fino alla fine dell’età presente (Matteo 28:20), non c’è più bisogno di  compiere un digiuno, sinonimo di lutto.

Ora, sebbene Gesù non impose ai suoi discepoli il digiuno ne riconobbe comunque la validità: “Ora, quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano, in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente»”(Matteo 6:16-18).

Disse anche quanto il digiunare fosse importante per liberare dall’oppressione diabolica alcune persone: “Ora questa specie di demoni non esce se non mediante la preghiera e il digiuno”(Matteo 17:21). 

 

Bisogna tuttavia domandarsi se dopo la morte degli Apostoli i miracoli e i doni sono ancora presenti (ma questo richiede un altro studio) e il potere esorcistico del digiuno.

 

(Continua …)

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