lunedì, novembre 23rd, 2009 | Author: redazione

“Sono in difficoltà: mi han detto che le prove vengono soltanto dal diavolo, altri che Dio mi mette alla prova. Chi ha ragione?”

Il fuoco mette alla prova il ferro, la tentazione mette alla prova il giusto” (Tommaso da Kempis)

“No, anche i migliori santi, finché non sono in Cielo, non possono pensare di trovarsi fuori della portata delle tentazioni di Satana”(Matthew Henry)

Nel linguaggio comune adoperiamo i verbi “tentare” (dal latino temptare ossia “cercare di prendere, tenere”) e “provare” (dal latino probus “buono” e significa “riconoscere qualcosa per buono”).

Il dizionario Biblico Easton definisce la tentazione nel suo significato normale “una sollecitazione al male”.

Anche le piaghe d’Egitto sono definite nell’originale ebraico מַסָּה massà “tentazioni” perché dovevano provare l’ostinatezza del Faraone (Deuteronomio 4:34;7:19;29:3)

 Leggiamo ciò che dice la Bibbia: “Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: “Abrahamo!”. Egli rispose: “Eccomi”. E DIO disse: “Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va’ nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò”(Genesi 22:1-2).

Qui è chiaramente affermato che fu Dio a provare il patriarca e non il diavolo.

Il verbo ebraico  נָסָהnasà che vuol dire “tentare, mettere alla prova” è usato tutte le volte nell’AT in cui si fa riferimento all’azione da parte di Dio di mettere alla prova.

Si è soliti citare l’Antico Testamento per sostenere la tesi che le prove provengono unicamente dal maligno: “Or Satana si levò contro Israele, e istigò Davide a fare il censimento d’Israele”(1Cronache 21:1) e dall’episodio di Giobbe che fu tentato dal Diavolo dietro permesso di Dio.

Ma la vicenda di Giobbe è del tutto particolare, e va compresa molto bene, poiché se fraintendiamo il genere letterario a cui tale racconto appartiene, dovremmo credere che Dio fu istigato dal diavolo a fare del male a Giobbe (Giobbe 2:3)! Difatti il verbo ebraico corrispondente è סוּת  sut che significa “sedurre, ingannare”.

Sappiamo che l’Eterno mise alla prova Israele per vedere se questo popolo camminasse secondo la Sua legge (Giudici 2:22;3:4;7:4)

Dio prova il giusto esaminando il cuore e la mente (Geremia 20:12; 1Cronache 29:17; Salmo 7:9; Proverbi 17:3).

Il salmista dichiara: “Poiché tu ci hai messi alla prova, o DIO, tu ci hai raffinati come si raffina l’argento”(Salmo 66:10).

Qui il verbo ebraico per “mettere alla prova” è בָּחַן bakjàn e significa “investigare, distinguere, scrutare, esaminare”, mentre “raffinare” è צָרַף  tsaràf fondere il metallo, purificare”.

Dio mette alla prova il credente mediante l’osservanza della Sua parola (Salmo 105:19)

Ma perché siamo provati? L’uomo subisce la prova divina per uno scopo: “Ho detto in cuor mio: “Riguardo alla condizione dei figli degli uomini, DIO li mette alla prova, perché essi stessi si rendano conto che sono come bestie””(Ecclesiaste 3:18).

I figli di Dio saranno “purificati, imbiancati e affinati”(Daniele 12:10)

Dio prova la fede del cristiano (Giacomo 1:3;1Pietro 1:7) chiamata anche “prova di fuoco” (1Pietro 4:12)

Commentando le parole di Pietro, John Wesley affermò: “che la prova della vostra fede  che è, la vostra fede ad essere provata. La quale è molto più preziosa dell’oro (L’oro, anche se sopporta il fuoco, perirà col mondo) Possiamo subire la prova  (anche se nel caso non è ancora apparsa ) fino alla lode  di Dio stesso. E onore  da parte di uomini e angeli,  e la gloria assegnata dal Grande Giudice”.

Chi dice impossibile la prova da parte di Dio confonde questa con la tentazione: “Nessuno, quando è tentato dica: “Io sono tentato da Dio,” perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno”(Giacomo 1:13).

“Ma che nessun uomo è tentato a peccare; dice: io sono tentato da Dio, Dio quindi non tenta l’uomo. Ogni uomo è tentato quindi – all’inizio della tentazione, si è messo a distanza, allontanandosi da Dio, il Suo forte rifugio. Il suo desiderio – siamo quindi abituati ad esaminare la causa di ogni peccato al di fuori di noi stessi. Quindi i sieri del male non possono farci del male prima di noi stessi, ed ognuno ha il desiderio derivante dalla propria costituzione, tempra, abitudine e stile di vita.  E quindi – nel progresso della tentazione , catturando l’esca: questo è il significato delle parole originali”(John Wesley).

Giacomo e Pietro utilizzano la parola greca dokimion (da noi tradotta con “prova”) da dokimazomenouesaminare allo scopo di approvare”; Dio non ha come scopo di sottoporre ad un esame per capire se siamo degni o meno di Lui (poichè ci preconosce sin dalla fondazione del mondo), quanto invece di promuoverci spiritualmente per il Suo regno.

Dio non sta affatto giocando con i Suoi figlioli, usandoli come vittime inconsapevoli di un gioco con Satana.

Ricordiamoci anche delle parole di Paolo: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere”(1Corinzi 10:13)

Una migliore traduzione dal greco sarebbe “Ma Dio (è) degno di fiducia, il quale non vuole tollerare che siate sofferenti nell’essere provati più di quanto siete capaci,  ma vuole con la prova darvi anche una via d’uscita, che voi potete sopportare”.

Gesù fu tentato πειρασθηναι (peiràstenai) dal diavolo, ma questa fu una prova per farlo cadere.

È vero che “tentare” è  πειράζω peiràzo e significa “provare, scrutare, incitare, disciplinare, esaminare”, dobbiamo però tener conto che un vocabolo nella Bibbia può avere più di un significato a seconda del contesto in cui si trova.

Giacomo spiega che Dio non può provarci (o tentarci) per farci cadere, ma le nostre tentazioni sono dovute alla nostra natura peccaminosa (1:14-15).

Matthew Henry dice: “Qui ci viene insegnato che Dio non è l’autore dei peccati di nessuno. Chiunque siano coloro che perseguitano gli uomini e di qualunque ingiustizia e peccato essi possano essere colpevoli nei loro confronti, Dio non può essere ritenuto responsabile di tutto questo”.

Come leggere allora la preghiera insegnata da Gesù? “E non esporci alla tentazione” è μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν e letteralmente significa “non metterci alla prova”.

Henry spiega così questo brano del Padre Nostro: “Avendo pregato che la colpa del peccato venga rimossa, preghiamo, come è giusto, di non ricaderci più, di non ritornare alla follia. Non è come se Dio tentasse verso il peccato, ma: «Signore, non lasciare Satana libero contro di noi; incatena quel leone ruggente, perché è beffardo e sottile; Signore, non abbandonarci a noi stessi, (Salmo 19:13) perché siamo davvero deboli; Signore, non mettere pietre di intoppo e trappole davanti a noi e nemmeno mettici nelle circostanze in cui potremmo cadere». Bisogna pregare contro le tentazioni sia per lo sconforto che per i guai che generano, sia per il pericolo che corriamo di essere travolti da esse e quindi per il dolore e la colpa che seguono” .

Ma cosa voleva dire allora Gesù dicendo a Pietro: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli“(Luca 22:31-32)?

Ecco alcuni commenti di uomini di Dio:

“Satana desidera avervi – miei apostoli, che egli vuole vagliare come il grano – provare voi più che mai. Ma io ho pregato per te – che sei più in pericolo di tutti perché non hai ancora una fede completa – e quando tu sarai tornato – dal tuo percorso, rafforzando i tuoi fratelli – che tutti siano pronti nella fede, forse scandalizzati dalla tua caduta”(John Wesley)

 “Il significato delle parole è quindi questo: quando, per un breve tempo, mi vedrete oppresso, saprete che Satana sta utilizzando le sue armi per colpirvi, e che questa è una conveniente opportunità per distruggere la vostra fede”(Giovanni Calvino).

 

Negare che Dio possa provare l’uomo, vuol dire negare la Sua sovranità su di noi e fare del diavolo un secondo dio, mentre egli è un angelo ribelle, creatura inferiore. Non bisogna prendere l’esempio di Giobbe come parametro per definire le prove che subiamo tutti noi.

Morte e vita, ricchezza e povertà sono in potere di Dio, come può non esserlo anche la prova? Una volta riscattati da Cristo, apparteniamo a Lui, e il diavolo non ha alcun potere su di noi, quindi siamo provati da Dio e subiamo le tentazioni del maligno.

La prova divina è per la correzione, la crescita spirituale.

Affermare che Dio permette sempre e comunque al diavolo di metterci alla prova significa definire la limitatezza dell’Eterno, che ha bisogno della collaborazione del nemico per far crescere la fede del popolo riscattato col sangue del Figlio.

Infine, vi sono circostanze negative nella vita dovute alla natura decaduta che geme ed è in travaglio in attesa della redenzione finale, e non vanno ascritte al disegno di Dio.

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