sabato, dicembre 05th, 2009 | Author: redazione

Deuteronomio 4:31“poiché l’Eterno, l’Iddio tuo, è un Dio pietoso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà; non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri” (Riveduta)

 Ammettiamolo senza timore: non esiste persona costante nel proprio rapporto con Dio (solo gli esaltati possono dire il contrario!), ma Dio è costante nel Suo rapportarsi a noi altrimenti noi saremmo condannati, perché Egli “non è un uomo perché abbia da pentirsi”(1Samuele 15:29).

 Dio ci promette nella Sua Parola che rimane accanto a noi nelle sfide di ogni giorno: Deuteronomio 31:6 “Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché l’Eterno, il tuo Dio, è quegli che cammina teco; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà”; “Nessuno ti potrà stare a fronte tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò teco; io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Giosuè 1:5).

 L’amore di Dio è infinto e incrollabile, e tale è verso Israele, come annunciato dai Profeti: “Quand’anche i monti s’allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amor mio non s’allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso, dice l’Eterno, che ha pietà di te”(Isaia 54:10) “ In un accesso d’ira, t’ho per un momento nascosta la mia faccia, ma con un amore eterno io avrò pietà di te, dice l’Eterno, il tuo redentore”(Isaia 54:8);“Da tempi lontani l’Eterno m’è apparso. “Sì, io t’amo d’un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà”(Geremia 31:3).

 Israele sopravvive perchè Dio rimase fedele al Patto stipulato coi suoi padri (Genesi 26:3;Geremia 7:7;11:5), e la Chiesa rimane stabile in virtù delle promesse di Cristo (Matteo 16:18).

 Dio ci chiede costanza, la stessa che ebbe Jotham nel camminare[1][1] al cospetto dell’Eterno (2Cronache 27,6) e quella che ebbero Paolo e i suoi collaboratori “per afflizioni, necessità, angustie” (2Corinzi 6:4).

 Il cristiano è chiamato ad essere costante nella:
1.      Speranza (1Tessalonicesi 1:3)
2.      Persecuzioni e fede (2Tessalonicesi 1:4)
3.      Prove (2Timoteo 2:12)

 “Poiché voi avete bisogno di costanza (hupomone[2][2]), affinché, avendo fatta la volontà di Dio, otteniate quel che v’è promesso” (Ebrei 10:36)

 Nella teologia evangelica, la salvezza è per grazia mediante fede e non per opere: fede nel sacrificio di Cristo che è espressione dell’amore e fedeltà di Dio nei nostri confronti, perché se fossero le opere a salvarci dovrebbe essere la nostra costanza a scamparci dall’inferno.

Cristo è l’espressione dell’amore costante del Padre: “Or avanti la festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”(Giovanni 13:1).

Siamo salvati una volta e per sempre accettando i meriti di Cristo perché Dio rimane costante nel Suo proposito di salvarci, donandoci tutto nel Figlio: “Or com’è vero che Dio è fedele, la parola che vi abbiamo rivolta non è “sì” e “no”. Perché il Figliuol di Dio, Cristo Gesù, che è stato da noi predicato fra voi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato “sì” e “no”; ma è “sì” in lui. Poiché quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro “sì”; perciò pure per mezzo di lui si pronuncia l’Amen alla gloria di Dio, in grazia del nostro ministero.   Or Colui che con voi ci rende fermi in Cristo e che ci ha unti, è Dio, il quale ci ha pur segnati col proprio sigillo, e ci ha data la caparra dello Spirito nei nostri cuori(2Corinzi 1:18-21).

Credo nella sicurezza della salvezza, perché sta scritto che l’Eterno porterà a compimento in noi ciò che ha iniziato (Filippesi 1:6) e che nessuno potrà separarci dal Cristo (Giovanni 10:28-29; Romani 8:35-39), ma allo stesso tempo ognuno di noi è chiamato ad essere costante per salvare la propria anima (Luca 21:19).


 


[1][1]  “Così Jotham divenne potente, perché camminò con costanza nel cospetto dell’Eterno, del suo Dio” Il Textus Receptus  il verbo ebraico koon “confermò, preparò” (la sua via).

[2][2] Tale parola greca è resa anche con “pazienza”.

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