venerdì, dicembre 04th, 2009 | Author: alfredo

Non è visibile, non ha istituzioni, non ha palazzi né trono per il re, non ha esercito, non ha funzionari, “non è di questo mondo” (Giovanni 18, 36).

Tutti i regni, o comunque organizzazioni politiche, che si sono succeduti nella storia, hanno un’origine comune: quella di controllare il soddisfacimento della maggiore delle pulsioni dell’uomo e cioè quella verso il cibo.
Il procurarsi il cibo è la più grande e inderogabile delle occupazioni umane e il poterla controllare conferisce immenso potere a chiunque riesca a farlo
Così funzionano tutti i regni della storia.
Anche quelli che, apparentemente, nulla sembrerebbero avere a che fare con la necessità di procurarsi il cibo, come sono tutte le organizzazioni religiose (che, in realtà, sono sempre legate in qualche modo al potere politico-economico).

Il nuovo regno, no!
Gesù è in Galilea, sta facendo un giro della regione toccando città e campagne che si trovano intorno al Mare di Galilea o Lago di Gennezaret. Ha già compiuto diversi atti straordinari, si è fatto conoscere come uno che agisce sul serio, ancor prima di parlare.
Ora parla.
Si ferma in un luogo non meglio precisato dai vangeli, in prossimità del lago e pronuncia quello che viene chiamato “il discorso della montagna”,
In esso, Gesù propone un regno completamente diverso, che si basa sulla certezza (fede) che Dio non ti farà mancare mai ciò di cui abbisogni: vedi “uccelli del cielo” e “gigli della campagna” (Matteo 6, 25-29).
Quindi, visto che Dio non ti farà mancare ciò di cui necessiti, non dovrai preoccuparti di avere strutture, organizzazioni, istituzioni preposte al controllo dell’attività del procurarsi il cibo.
Non c’è da stupirsi che la gente lo volesse fare re!

Un’altra caratteristica fondante del nuovo regno è che le regole per la convivenza vengono trasferite dal piano delle azioni (la vecchia legge di Mosè) a quello del “cuore”, quindi pensieri e sentimenti.
In questo modo le azioni possono essere prevenute in quanto le si possono valutare prima di compierle.
Matteo 5, 21-48 è tutto di questo tenore: “avete udito che fu detto” e “ma io vi dico”, ed avviene il trasferimento della regola dal piano dell’azione a quello del “cuore” (ma vedi anche Marco 7, 17-23).

Un terzo elemento importantissimo del nuovo regno è che questo non è fatto di masse di gente ma di persone singole diventate consapevoli di ciò che hanno trovato. “Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi, né si dirà “eccolo qui” o “eccolo là”, perché il regno di Dio è dentro di voi” (Luca 17, 20-21).
Il nuovo regno non è esterno all’uomo, come ogni altro regno, ma è dentro di lui e quindi non sarà mai in nessun modo coercitivo e in esso sarà la persona ad essere importante e non la massa senza volto e senz’anima.
E le cosiddette “parabole del regno” di Matteo 13, che Gesù espone sempre nella zona intorno al Mare di Galilea, rendono proprio la sensazione di persone (non masse) su cui cade il seme della Parola con vari effetti (13, 3-8), o che trovano qualcosa di valore (13, 44-46), o che crescono e influenzano tutto ciò che hanno intorno (13, 31-35).
Nel nuovo regno il singolo è importante in quanto tale, al punto che il pastore lascia 99 pecore per andarne a cercare 1 sola (Luca 15, 4-6): è una logica, questa, completamente opposta a quella di tutti gli altri regni, i quali sacrificano sistematicamente la persona a favore dell’organizzazione (Giovanni 11, 47-50).

Che bello!
E’ utopico, vero?
E in effetti non c’è chiesa ufficiale che non ceda alla tentazione di crearsi delle strutture di controllo, non tanto dell’attività del procurarsi il cibo (a quello ci pensano già le multinazionali), quanto del far coincidere la guida delle stesse con il successo socialmente ritenuto tale, sia esso economico o culturale.
Gesù non era ricco, la sua era una famiglia di artigiani e un artigiano, in genere, vive decorosamente ma non riccamente.
Gesù non aveva titoli di studio prestigiosi non essendo mai stato, come invece poteva dire l’apostolo Paolo, a scuola presso i più famosi maestri (rabbini) del suo tempo.
Quindi non aveva quel successo socialmente ritenuto tale.
Era invidioso di chi, invece, quel successo aveva ottenuto? Assolutamente no!
Aveva la forza della conoscenza e la convinzione assoluta di quel che diceva ed era pienamente consapevole di ciò che poteva fare.
Lui era, è, Figlio di Dio e quindi unico e del tutto speciale, ma anche altri pochi (molti sono i chiamati ma pochi gli eletti: Matteo 22, 14) possono realizzare nella propria vita quell’utopia di cui sopra.

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Categoria: La vita di Gesù
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