sabato, ottobre 08th, 2011 | Author: redazione

L’apostolo Giovanni, pur ignorando completamente lo “spezzare il pane” ed il “calice”,

ci parla però in maniera del tutto particolare della “Cena” e in una atmosfera tutta sua, dove c’è tutto lo spirito divino che anima l’ultimo incontro di Gesù con i Suoi e dove il Suo amore troneggia su tutto ciò che avviene, come rivediamo con il passo citato all’inizio
“Avendo amato i Suoi
che erano nel mondo,
li amò fino alla fine…”.
Forse perché Giovanni era già a conoscenza degli scritti dei tre Evangelisti (Marco – Matteo e Luca) e della 1Corinzi di Paolo, oltreché di Atti?

Ci sembra pertanto e comunque che all’apostolo dell’amore interessi soprattutto descriverci le “azioni” finali del Sacerdote-Gesù, mentre porta a compimento la volontà del Suo Padre. Leggi Gv 3,16:
…il quale ha dato il Suo
Unigenito Figlio affinché
chiunque crede in Lui…
“.

Leggendo infatti tutto il tratto dell’Evangelo di Giovanni (3,16 – 19,30), rivediamo Gesù da UNICO e Vero Sacerdote e, nello stesso tempo, Vittima da offrire, perché possa “pagare” pienamente il debito dei peccatori:

- Si umilia lavando i piedi ai suoi discepoli…,
come ricorderà anche Luca (Lc 22,24 ss)
in quanto “io sono tra voi come servo“…

- Vive in anticipo il tradimento di Giuda…
incoraggiando i Suoi…

Dà ai Suoi il nuovo comandamento dell’AMORE,
quale unico “distintivo”, dal quale gli altri                                L’ESPIAZIONE!

conosceranno che siete miei discepoli…“.

Annuncia il tradimento di Pietro…

Consola i Suoi perché turbati, promettendo il suo ritorno…

Fa sentire ai Suoi il legame con Lui come il tralcio alla vite…

Promette lo Spirito Santo…

Esalta la sua figura “Sacerdotale” con la preghiera al Padre…
pur in assenza di tale termine nel testo giovanneo…

e quindi va incontro al suo sacrificio in tutta la sua tremenda realtà,
per PAGARE il debito dei “Suoi”!

Un quadro del genere dovrebbe farci riflettere che il

“RICORDO di Lui”

non può essere ridotto ad un rito domenicale, bensì ripetuto più spesso possibile e “vivendolo” sempre
“in una vita da vivere”,
seguendo il suo esempio, ma come

sacrifici viventi

(e non morti!) (Rm 12,1).

Non dimenticando che Gesù è stato il cosciente-vivente, secondo il nostro quadro già esposto e fino all’ultimo istante della sua vita da perfetto Sacerdote-Vittima:

“…Gesù, sapendo che ogni cosa
era compiuta perché si adempisse
la Scrittura disse:

Ho sete (Sl 69,21 e tutto il Sl 22)
e preso l’aceto, disse:

Tetelestai Tutto è compiuto (Gv 19,28-30).

Dove il “tetelestai”, usato da Giovanni, è un termine greco ritrovato in antichi papiri e usato per i tributi da pagare e che dice: “Completamente PAGATO”, ogni debito!

Questo è il Nostro SACERDOTE, il Nostro Gesù!

E perciò da RICORDARE soltanto una volta alla settimana?

Che “MAGRA” spirituale, eventualmente sarebbe la nostra!

Categoria: Mario Piccoli
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