martedì, ottobre 11th, 2011 | Author: redazione

Mc 14,10-25
“…Dove è la stanza in cui mangerò la Pasqua (l’agnello) “CON” i miei discepoli?…
Mentre mangiavano, Gesù prese del pane… detta la benedizione… lo spezzò, lo diede loro e disse:

Prendete, questo è il mio corpo…
Poi prese un calice e rese grazie lo diede loro e tutti ne bevvero…

Poi Gesù disse, dopo aver bevuto il “frutto della vigna”, (e lo chiama ancora così!):
Questo è il mio sangue, il sangue del patto che è sparso per molti.
In verità vi dico che NON berrò più del FRUTTO della vigna
fino al giorno che lo berrò nuovo
nel regno di Dio…”

==========

Premessa: Privilegiamo Marco, per quanto riguarda il nostro argomento, dandogli la precedenza rispetto agli altri due Evangelisti Mt e Lc, in quanto è dato per scontato che il suo Evangelo, cronologicamente parlando, è il primo che sia apparso in seno alle comunità dei seguaci di Gesù del primo secolo, dalle quali Marco ha sicuramente raccolto i “detti di Gesù”. “Detti” ricevuti dagli apostoli e dagli altri discepoli di Gesù e “custoditi”, come in una “gestazione”, in seno alle dette comunità e che i critici testuali chiamano “Quelle”, quale principale fonte storica degli Evangelisti. Vedi Lc 1,1-4.

Marco, scritto nel 65 d.C. od anche prima?
Ma non certamente a Roma, prima degli anni 50, come qualcuno crede in base al ritrovamento di un frammento, della grandezza di un francobollo (!), di un codice del suo Evangelo.

In quanto, eventualmente, Marco a Roma con Pietro apostolo?
Ma è la cosa più improbabile l’accostamento di Marco con l’apostolo Pietro a Roma, in quanto Roma (“l’estremità della terra” At 1,8 ecc…), è soltanto di Paolo apostolo, ma per volontà divina, come Luca ispirato dichiara in Atti, applicando addirittura (sempre ispirato) a Paolo una profezia di Isaia relativa al Messia Gesù (At 13,46-48; Is 46,6; At 23,11 e 22,14 ss e 2Tm 4,6-22 ecc…). Ma anche alla luce di Gal 1,15ss e 2,1-10. Nonché tutta la lettera di Paolo scritta ai Romani (circa 57/58 d.C.!) e nella quale Paolo non si rivolge mai a Pietro e pertanto ignorandolo completamente. Mentre Pietro, secondo “qualcuno”, stava VIVENDO i suoi 25 anni a Romani?

Pertanto, sarebbe più facile che Marco possa essere “dipendente” di Paolo con buona parte dei suoi scritti, compresa la 1Corinzi, per quanto riguarda il “Ricordatevi di me” (1Cor 10,14-11,34) e non certamente Paolo da Marco, eventualmente qualcuno avesse una tale pretesa.

Ma andiamo ora al nostro testo marciano appena riportato, e perciò Mc 14,10-25.

Il DESIDERIO di Gesù!…………

Un desiderio così forte e deciso, da farci pensare non tanto e solo ad un Gesù come bravo ebreo per lo “Zakar” (il ricordo) annuale del “salto” (o “Pasqua” o agnello), ma soprattutto perché “nasconde” (e perciò ci incuriosisce per quanto ci riguarda) qualcosa di più profondo da parte del “Dio Salva” il Messia, invece di un semplice ricordo.

Un desiderio comunque e inoltre e pertanto che deve includere per necessità i Suoi Discepoli, come ci fa capire quel “CON” i Suoi. Altrimenti non avrebbe senso la Sua Missione?

Infatti Gesù, ancor da Buon Ebreo, era cosciente, facendo partecipi di tale sua “coscienza” i Suoi, che il pasto fatto in “comunanza”, cioè che è l’effetto o la conseguenza dell’essere comune e perciò CON/diviso da più persone e, nel nostro caso, i componenti della stessa famiglia (o gli invitati “amici”), da poter definire la cosa una perfetta COMUNIONE! Questo e solo questo era il concetto che era vissuto nel pasto comune familiare nel mondo semitico-ebraico, da dare il vero senso della “COMUNIONE” vissuta da ciascun membro.

Ecco perché il capo famiglia, prima del pasto, spezzava il pane dandone un pezzo a ciascun “componente”, ricreando l’atmosfera di amore, dopo però aver ringraziato Dio per il dono del “PANE”.

Ed è questo ultimo aspetto che certamente tocca il cuore del Messia, perché sta per dare ai Suoi la “Chiave” del giusto significato e perciò del vero suo scopo del “mangiare” il pane che Lui spezza e del “bere” dal calice che Lui offre, dopo averlo bevuto Lui stesso, e sempre facendo precedere il tutto con l’ “eucharisteo” o il “dialogheo”: “Ringraziare” Dio! (due verbi sinonimi o paralleli).

PERCHE’, mentre mangiavano?

Se è vero, come è vero, come abbiamo già visto, che nel pasto comune regna un’atmosfera nell’armonia qual frutto dell’amore che “vive” tra i commensali, è quello il momento più bello in cui Gesù sa di dover lasciare ai Suoi l’invito del “Ricordatevi di me”, servendosi del pane e del vino. In quanto elementi che simbolicamente esprimono la vita? Vedi Melchisedec e Gesù (Gn 14,1 ss ed Eb 7,1 ss).

“Prende perciò del pane”. Dello stesso pane cioè che stavano già mangiando?

“E detta la benedizione” (“eulogheo” in greco), o meglio dopo aver detto-bene di Dio che ce lo dona (il pane), lo spezza, come faceva il capofamiglia e lo dà a ciascuno di loro dicendo: “questo è il mio corpo”!

Poi preso un calice (uno dei quattro che venivano distribuiti durante la cena “pasquale”), “rende grazie” = gr. “eucharisteo”!

Con il verbo “eucharisteo”, sinonimo o parallelo di “eulogheo”, che ha appena usato per il pane? Certamente!

Ma attenzione! Il verbo greco “eucharisteo” significa ringraziare, rendere grazie ecc… Per cui “il ringraziare” per qualcosa non può essere nello stesso tempo l’ “oggetto di se stesso”, in quanto si ringrazia per qualcosa di diverso dello stesso verbo, che “ringrazia”!

E questo vale anche e soprattutto per il relativo sostantivo del verbo “Eucharistia”, cioè il “ringraziamento”!

Il quale, perciò e altrettanto, non può essere l’oggetto per il quale si fa “il ringraziamento”, ma qualsiasi altro oggetto o motivo o ragione diversi, distinti dal “ringraziamento”.

Compreso il pane o il vino di cui stiamo parlando!

E come si può allora avere la pretesa (umana e non certamente divina) di voler trasferire il significato transitivo del verbo, cioè che passa dal verbo o anche dal suo relativo sostantivo (nel nostro caso “eucharistia” in greco) al suo predicato, nel nostro caso nel pane per il quale stiamo “eucharistando” (scusate!!!) chiamando appunto il pane stesso “eucharistia”? (scusate ancora il giuoco di parole!)

E pertanto, il sostantivo del verbo “eucharisteo” cioè “eucharistia = RINGRAZIAMENTO”, non è il pane che invece ancor si chiama pane o il vino che ancor si chiama vino o frutto della vigna

PROPRIO COME LO CHIAMERA’ PROPRIO GESU’…,

dopo aver detto questo è….e perciò

DOPO AVERLO BEVUTO!!! (o mangiato – il pane).

Il “ringraziamento” rimane sempre e solo e soltanto “ringraziamento” che si fa PER qualsiasi cosa o ragione!

Ed a proposito della presenza del sostantivo “eucharistia” nelle Sacre Scritture, ci piace solo ricordarlo per mera conoscenza, esso è assente, cioè manca completamente nel V.T. e, nel N.T., nei quattro evangeli. E’ presente invece in At 24,3 “con piena gratitudine”. O in 2Cor 9,11 dove Paolo dice che la colletta o raccolta per i santi poveri fatta dai Corinzi “produrrà un rendimento di Grazie a Dio”. Oppure in 1Tm 2,1 dove Paolo dice con il sostantivo al plurale “eucharistias” “si facciano ringraziamenti”!

E di chi è allora la dimenticanza negli Evangeli?

Ammesso che ciò fosse stato necessario, per quanto andiamo dicendo, almeno per “coloro” che oggi di quel sostantivo ne fanno il termine più sacro che sia mai esistito in tutte le Sacre Scritture?, ma che non c’è, come vorrebbero intendere i “coloro”.

E pertanto, costoro come hanno fatto a far diventare oggetto di se stesso “il RINGRAZIAMENTO” fatto per il pane?

Ma, guarda caso, proprio Paolo che lo ha usato diverse volte quel sostantivo e che soprattutto afferma con forza proprio a proposito dello “spezzare il pane”

“di aver ricevuto dal SIGNORE quello che vi ho trasmesso”   (1Cor 11,23 ss),

al v 24 di 1Cor 11 usa giustamente il participio aoristo del verbo greco “eucharisteo”, cioè “eucharistesas” “avendo rese grazie”.

Ma ignora in tutto il contesto (che era proprio “ad hoc”!) il sostantivo “eucharistia”. Cosa che invece oggi da parte di “alcuni” viene considerato il sostantivo per eccellenza, intorno al quale “gira” tutto il loro complesso “rito-sacerdotale”(!!!).

Possibile che l’apostolo Paolo, a tale proposito, non sia mai stato nemmeno “TENTATO” (dallo Spirito Santo? Scusate!)

per FISSARE

quel sostantivo “eucharistia” al di sopra di tutte le Sacre Scritture del N.T. nelle quali invece è ASSENTE?

Non dimentichiamo che tutto il N.T. è concettualmente ispirato dallo Spirito Santo. E come mai questo concetto su quel sostantivo
è ASSENTE?

UNA DIMENTICANZA…?

e di chi?

“…Lo diede loro (il calice)… e tutti ne bevvero…” (ed anche Gesù?)

Perché Marco ci dice che tutti bevvero dal calice, prima che Gesù pronunciasse le parole, come subito vedremo?
(segue …)

Categoria: Mario Piccoli
Puoi seguire tutti gli sviluppi dei commenti del post per mezzo di RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
Lascia un commento