Noi non conosceremmo Gesù se qualcuno non fosse stato presente durante la sua vita per poter vedere e udire e, quindi, raccontare.
E allora Pietro si dà da fare (II Pietro 1, 15) affinché tutti possano conoscere Gesù e ricordare quello che lui e gli altri testimoni di Gesù andavano predicando a partire dal giorno di Pentecoste dell’anno 30 dopo aver ricevuto lo Spirito Santo (Atti 2, 1 e ss.).
Giovanni insiste sul fatto: coloro che sono stati testimoni della persona di Gesù comunicano quanto avevano udito e visto (e toccato con mano, insiste).
Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata) , quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. (I Giovanni 1, 1-4)
Ma anche la lettera agli Ebrei ribadisce il concetto dei testimoni oculari, dicendo che la salvezza che era stata prima annunziata dal Signore ci è stata poi confermata da quelli che lo avevano udito.
Dunque i testimoni, e non altri, hanno scritto tutto ciò che serviva per far conoscere Gesù e il suo messaggio.
Lo stesso Gesù se li era scelti, li aveva tenuti con sé per tutti i tre anni in cui aveva camminato di città in città e per le campagne della Palestina annunciando il suo messaggio di salvezza. Dovevano stare con lui per poter assorbire tutta la sua persona, osservandola e “respirandola”in tutti i minimi particolari
Chiunque abbia modo di vivere accanto a un grande personaggio (personalmente penso a Pelè, il più grande calciatore di tutti i tempi) ne ricaverebbe chissà quali sensazioni straordinarie oltre a tutti gli insegnamenti che da tale persona verrebbero.
Gesù è ben più che un qualsiasi grande personaggio, stare con lui è stato, per i 12, come se nelle loro persone fossero stati inseriti da Gesù tanti candelotti di dinamite; di questi i 12 non se ne rendevano conto, ma il giorno di Pentecoste la discesa dello Spirito ha acceso le micce di quei candelotti di dinamite i quali esplosero dando il via a quella predicazione che avrebbe cambiato il mondo.
Atti 1, 8: … riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni … ; e “potenza” in greco è “dynamis”, dinamite, appunto!
Nessun altro avrebbe potuto predicare Gesù con la loro stessa efficacia, nessun altro poteva avere quella dinamite che Gesù aveva messa dentro di loro perché nessun altro aveva vissuto insieme a Gesù. Non è un caso che, a sostituire il traditore e suicida Giuda, sia stato scelto un uomo, Mattia, che aveva vissuto, accanto agli altri, insieme a Gesù per i tre anni della sua predicazione (Atti 1, 21-22).
Non esistono successori degli apostoli, come qualcuno da secoli pretende arrogantemente di essere, un testimone non può avere successori, la deposizione di un testimone può soltanto essere mantenuta e ripetuta esattamente come lui, il testimone, l’aveva data, aggiungervi qualcosa è esattamente come mettere il metanolo nel vino.
Luca, che scrive il Vangelo che porta il suo nome e gli Atti degli apostoli e che non è testimone oculare della persona di Gesù, ma che si era accuratamente informato (Luca 1, 3) presso le persone che erano state testimoni oculari (Luca 1, 2), ci dà due caratteristiche di un testimone: 1) che sia persona che ha assistito direttamente e personalmente ai fatti e che, quindi, sia in grado di raccontarli; 2) che abbia capito il significato dei fatti e la loro estrema importanza al punto di ritenere che sia necessario annunciarli.
Così hanno fatto i testimoni di Gesù; e dopo averlo fatto oralmente lo hanno anche messo per iscritto
Tutti coloro che sono venuti dopo, fino a noi oggi, non possono fare altro che possedere la seconda caratteristica, cioè di capire l’importanza del messaggio di Gesù e continuare ad annunciarlo.
